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Aiutate i francesi a cambiare macchina: il "deal" di Macron con i big dell'auto

8 Oct 2018

Come al solito e come si conviene a un giornale satirico, il più cattivo ad interpretare la cena di gala che il presidente Macron ha offerto all'Eliseo ai boss dell'industria automobilistica mondiale è stato Le Canard Enchaîné. Alla cena invitati i due Carlos nazionali (Ghosn e Tavares, rispettivamente alla guida di Renault-Nissan-Mitsubishi e Psa-Peugeot-Opel), il presidente di Daimler Dieter Zetsche, ma anche il numero due di Toyota, Didier Leroy e altri, in occasione del Salone Mondiale dell'Automobile che si terrà dal 4 al 14 ottobre a Parigi nel grande padiglione a Porte de Versailles.

Sotto il titolo "Les patrons de l'industrie automobile reçus à l'Élysée", infatti, una vignetta mostra un riverente gruppo di signori in doppio petto che circonda Macron: "On voulait tout d'abord vous remercier de n'avoir pas retenu Monsieur Hulot" ("Innanzitutto vogliamo ringraziarla per non aver trattenuto il signor Hulot"). Il riferimento è all'ex ministro dell'Ambiente, dimessosi poche settimane fa in polemica con le scelte, a suo parere, non troppo ecologiche e troppo filo-industraliste del governo.

Lasciando un attimo da parte le questioni legate al cosiddetto "dossier nucleare", cioè il parziale smantellamento del parco centrali della Francia, che ha portato l'ambientalista Nicolas Hulot in rotta di collisione con la potentissima Edf (l'Enel francese, considerata dai media la vera responsabile delle sue dimissioni), altro obiettivo del ministro erano le emissioni dei motori diesel e la necessità di ridurle al più presto. Il ministro avrebbe voluto imporre ai costruttori vincoli e restrizioni (anche su scala europea, si capisce) perché il diesel - sosteneva Hulot - è l'amianto del XXI secolo.

Ed è proprio sulla spinosa questione delle emissioni di Co2, che ha conseguenze industriali non irrilevanti sul conto economico dell'automotive mondiale (che, per inciso, non sta attraversando un bel periodo: solo in Cina, quest'anno le immatricolazioni sono crollate del 7% e le previsioni dei centri studi di settore segnalano decrescita di uno o due punti in tutto il mondo a partire dal 2019). Su questo terreno, il presidente Macron, nella famosa cena di gala all'Eliseo, ha giocato con molta abilità le sue carte: quasi da ministro dell'Economia più che da capo di Stato - sottolinea anche il quotidiano economico Les Echos - ha proposto ai grandi capi mondiali dell'auto seduti al suo tavolo un accordo in grado di far rispettare i limiti delle emissioni di Co2 stabiliti in sede europea e, al tempo stesso, di dar tempo ai costruttori di adeguare stabilimenti, marketing e politiche di prezzo.

Detto in altro modo, un gigantesco "en même temps" che, come si sa, è la cifra di tutte le politiche macroniane, questa volta in versione automobilistica che "n'a pas manqué de surprendre les industriels, peu habitués à ce genre de pratique", come ha scritto un informatissimo cronista del Figaro.

Sorpresa a parte, il deal proposto dal presidente ai grandi patron dell'auto ha tutte le caratteristiche dell'accordo win-win, almeno sulla carta. Vediamo in dettaglio. Si parte dai vincoli europei: per rispettare il voto della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo di settembre scorso (non è ancora una direttiva ma la strada è segnata), la Francia si è impegnata a far ridurre del 40% le emissioni di Co2 nei veicoli nuovi commercializzati nel paese entro il 2030.

"Une véritable angoisse", una vera e propria angoscia lamentata dai big del settore parlando con la stampa specializzata tra i padiglioni di Porte de Versailles. Questo per tutta una serie di ragioni che rischiano di far imballare la filiera in una fase delicata del mercato, come dimostrano i dati negativi delle immatricolazioni a livello mondiale. Dati a cui si aggiungono, qui in Europa, le preoccupazioni per una hard Brexit (la data limite è il 29 marzo 2019, come si sa) che farebbe lievitare almeno del 10% il peso fiscale sulle auto prodotte nel Regno Unito e importate in Europa.

Che cosa temono, in sostanza, i costruttori? Temono che una riduzione così drastica delle emissioni li costringa ad abbandonare i propulsori diesel e a passare velocemente al motore elettrico. Con due conseguenze negative: la necessità di ri-progettare gli stabilimenti francesi (ed europei) da cui escono solo motori a benzina e diesel, il bisogno di accentuare la dipendenza dalla Cina che resta il grande fornitore di batterie per i motori elettrici.

Ora la re-ingegnerizzazione degli impianti industriali avrebbe conseguenze sociali pesanti in termini di occupazione e formazione della manodopera (già si parla di "plan social" per migliaia di dipendenti con un aggravio per la spesa pubblica proprio negli anni in cui Macron punta a un budget a disavanzo zero). Mentre il ricorso massiccio (e inevitabile) alle batterie fabbricate in Cina aumenterebbe la dipendenza tecnologica dell'automotive dai giganti della tecnologia e della robotica, non solo cinesi, che hanno un peso sempre più grande nella filiera (e non c'è ancora l'auto autonoma, senza conducente).

Ebbene, in questo scenario, in cui i costruttori difendono il valore e il loro ruolo nella catena manifatturiera ("Non vogliamo ridurci a fare gli assemblatori di lamiere"), il presidente francese ha tirato fuori dal cilindro un coniglio che ha sorpreso tutti. Diciamolo con parole semplici: io sono pronto a negoziare con la Germania e la Commissione Europea un rallentamento dell'entrata in vigore del tetto delle emissioni di Co2 ma, mentre voi industriali lavorate ad un'auto elettrica che non abbia costi proibitivi, datemi una mano a ridurre l'inquinamento da anidride carbonica e micro-particelle.

In che modo? Sostenendo le politiche finanziar-ecologiche dell'Eliseo che spingono i francesi a sostituire le vecchie automobili super-inquinanti - le "bagnole" come le chiamano qui in maniera affettuosa - con nuovi modelli non ancora elettrici, ma più puliti. E un po' meno cari, grazie a intelligenti politiche promozionali, che affianchino ai "prime à la conversion" già decisi dal governo.

Insomma, Macron, da abile uomo di economia e contabilità qual è, ha lanciato ai big dell'auto un vero progetto di politica industriale. Con uno scambio quasi sorprendente: meno severità sulle emissioni (l'ex ministro Hulot fremerà) in cambio di più potere d'acquisto per i consumatori francesi, il famoso "pouvoir d'achat" che è una delle pietre angolari della legge finanziaria (altro che il reddito e la pensione di cittadinanza del nostro Di Maio), di cui questo blog ha parlato nel post del 2 ottobre 2018.

Oggi la Renault offre un incentivo di 2mila euro per passare a vetture Euro 5, mentre la Volkswagen offre il doppio in cambio di una vettura Euro 1 per una Euro 4. Troppo pochi, ha fatto capire Macron durante la cena inaugurale del Salone parigino. Bisogna spingere la crescita facendo crescere i consumi.

Una "crescita inclusiva, s'è lasciato andare il presidente dei ricchi per una sera attento ai bisogni del ceto medio impoverito, che non ha i soldi per cambiare la macchina. "C'est bien entendu mon problème, mais c'est aussi le vôtre": è un mio problema ma è vostro, ha quasi sibilato Macron.

Il problema del presidente è mettere un po' di soldi in tasca ai francesi dopo un decennio di crisi. Il problema dell'industria dell'auto è vendere qualche vettura in più e superare questo ciclo negativo di passaggio tra il motore a scoppio e il motore elettrico. "En même temps",anche in versione automobilistica.

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