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Targhe personali, introduzione più vicina

22 Mar 2019

Roma -  Suona l’ora della targa personale. A quasi nove anni dalla legge che la introdusse nel Codice della strada, rimandandone l’attuazione a un decreto ministeriale che non è mai arrivato, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha deciso di rompere gli indugi. La targa non identificherà più l'auto ma il proprietario,un po’ come avviene già per i ciclomotori. Insomma, quando si venderà la vecchia macchina si dovrà smontare la targa e applicarla sulla nuova vettura (o custodirla se non si acquisterà un nuovo veicolo su cui montarla). La norma dovrebbe applicarsi non solo alle auto di nuova immatricolazione, ma anche a quelle già in circolazione, "sciogliendo" l’abbinamento al veicolo nei due archivi esistenti (l’Archivio nazionale veicoli del ministero dei Trasporti e il Pubblico registro automobilistico dell’Aci) e abbinandola all’intestatario dell’auto. L’operazione non dovrebbe comportare alcun costo per gli automobilisti (il condizionale è d’obbligo) visto che tutte le targhe sono state acquistate dai soggetti (persone fisiche o giuridiche) che hanno immatricolato l’auto, anche se tale spesa non è mai evidenziata essendo “annegata” nelle spese della procedura. Attualmente, una coppia di placche rettangolari costa 41,78 euro (45,68 per le province di Aosta, Trento e Bolzano), mentre le cosiddette “quadrotte”, che iniziano con la lettera Z e sono applicate prevalentemente sui fuoristrada, costano 41,37 euro (45,31 per le province di Aosta, Trento e Bolzano). La norma sulla targa personale fa parte della legge 120 del 2010, una corposa riforma del Codice della strada di iniziativa parlamentare: all'epoca, tra le altre cose, vennero introdotte la guida accompagnata a 17 anni, la depenalizzazione della guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l (ma non sopra gli 0,8 g/l), l’opzione zero alcol per i neopatentati, i conducenti professionali e il divieto di guida di auto con più di 70 kW e 55 kW/t nel primo anno di patente. La legge stabilì che le modalità di applicazione della norma avrebbero dovuto essere emanate entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge 120/2010 (cioè entro il 29 luglio 2011) e che si sarebbero dovute applicare a decorrere dal sesto mese successivo all’entrata in vigore del regolamento (al più tardi entro il 29 gennaio 2012). Tuttavia, i termini non erano perentori e il regolamento non venne mai emanato. Anche perché la targa personale, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe creato più complicazioni che semplificazioni. Non tanto per i privati cittadini, quanto per gran parte degli operatori del settore. Si pensi, per esempio, alle Case che nel 2018 hanno immatricolato a proprio nome oltre 64 mila auto; alle concessionarie, che nello stesso periodo hanno targato quasi 230 mila macchine; oppure alle società di noleggio, a breve e a lungo termine, che hanno immatricolato oltre 400 mila autovetture e gestiscono una flotta complessiva di oltre un milione di veicoli. Insomma, la norma creerebbe parecchi problemi. Anche sul fronte fiscale, visto che la tassa automobilistica dipende dal veicolo, che è identificato, negli archivi delle regioni, dalla targa e non dal numero di telaio. Infine, la targa personale non va confusa con la targa personalizzata, anch’essa prevista dal Codice della strada e mai entrata in vigore. In questo caso la norma prevede che, ferma restando la sequenza alfanumerica attuale, composta da due lettere, tre numeri e due lettere, l’utente possa chiedere una combinazione di gradimento che non sia già stata assegnata ad altri. Come detto, anche questa disposizione, prevista da una legge del 2002, sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° gennaio 2006. Il decreto attuativo, però, non è mai stato emanato.

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